Il Pio Monte della Misericordia
Il Pio Monte della Misericordia sorge nel 1602, ad opera di sette nobili napoletani che vollero costituire un'istituzione laica che esercitasse le opere di misericordia corporale. La prima sede, opera di Giovan Giacomo di Conforto, divenne ben presto disagevole per il rapido sviluppo del Monte, e fu sostituita da quella attuale, situata sulla chiassosa e frequentatissima via dei Tribunali. L'architetto Francesco Antonio Picchiatti, incaricato del progetto nel 1658, dovette affrontare notevoli problemi di esiguità spaziale che risolse dividendo in tre ordini il disegno della facciata, con un ampio porticato proiettato sulla strada, espressione dell'accoglienza adottata dalla pia istituzione e ricordata dall'iscrizione del fregio superiore "Fluent ad eum omnes gentes". Forse furono gli stessi committenti ad esigere un edificio dove prevalessero elementi di architettura civile, piuttosto che religiosa, a conferma della laicità dell'opera, perciò la chiesa non è visibile dall'esterno. La sobrietà e la compostezza della facciata esterna sono replicate dal Picchiatti anche nel disegno della chiesa, realizzata a pianta ottagonale con una cupola a spicchi a sesto acuto e due ordini di finestre che diffondono una luce rarefatta. Alcuni elementi di gusto barocco, come le mensolette su cui poggiano le lesene dei pilastri, le singolari acquasantiere, o il pavimento in cotto incorniciato da marmi policromi, si inseriscono con estro in questo contesto classicizzante.
La Fondazione
Al principio del Seicento (1601), sette rampolli di nobili famiglie cittadine decisero di aggregarsi per la "raccolta" di beni a scopo caritativo. Inizialmente, la loro attenzione fu rivolta al solo Ospedale degli Incurabili, dove - prima con frequenza mensile e poi il venerdì di ogni settimana - si recavano in coppia a visitare gli infermi. Essi stabilirono inoltre che ogni membro del Monte oltre ad autotassarsi dovesse anche occuparsi di seppellire i poveri morti nelle cave dell'Ospedale e raccogliere tra i cittadini più abbienti le elemosine da devolvere all'Ospedale. Ben presto il numero degli associati aumentò (ma senza superare gli 80 iscritti), e il 19 aprile 1602 venne stilata la Capitolazione, l'atto di fondazione del Sacro Monte della Misericordia (poi Pio Monte) formalmente riconosciuto dal re di Spagna nel 1603. Da quel momento in poi i confratelli, ispirandosi ai dettami evangelici (Matteo, XXV, 25, 34), cominciarono a dedicarsi a tutte le Opere di Misericordia Corporale, dando origine ad un’ampia, articolata e complessa attività caritativa e assistenziale basata su interventi di sussidio regolari e straordinari a favore della popolazione napoletana di "poveri onesti" e di "poveri vergognosi". L'accumulo di fondi, attraverso elemosine, lasciti, donazioni, ecc. creò la necessità di organizzarsi con una struttura e regole più specifiche, e fu così che nacque il "Sacro Monte", inserendosi tra le molte istituzioni simili operanti nel tessuto urbano napoletano. Seguendo orientamenti diffusi dell'epoca, per entrare nel sodalizio bisognava essere, non solo uomini "di buona vita" (come nel caso, per esempio, del Pio Monte dei Musici), ma "gentiluomini ragguardevoli", "convenienti al decoro del Monte", e vi si accedeva solo dietro opportuno consenso della maggioranza dei confratelli e dopo aver frequentato per almeno sei mesi l'opera del venerdì presso l'Ospedale degli Incurabili. Singolare per quei tempi fu poi l'ammissione delle donne "ma solo come benefattrici" sancita nel 1611 dai sette Governatori del Monte. La crescita dell'ente e l'aumento del patrimonio gestito richiesero la creazione di una sede "degna di prestigio": un palazzo con annessa una Chiesa, per la quale furono commissionate opere di grande valore artistico, situati nel cuore della città storica quali segni essenziali del rilievo politico-culturale e della "visibilità" sociale del sodalizio.
La Quadreria del Pio Monte della Misericordia
Nei suoi quattrocento anni di storia, il sodalizio ha agito come un «centro propulsore di cultura» ed ha raccolto una ragguardevole collezione di dipinti, argenti e pianete, mobili ed elementi d'arredo pregiati e libri antichi. Il piano nobile della sede del Pio Monte ospita la Quadreria, allestita secondo il criterio di una casa-museo, in cui sono esposti la collezione di dipinti (ca. 150) e altri beni artistici della congregazione. L'ingente patrimonio pittorico è costituito essenzialmente da tre nuclei principali di opere: i 41 dipinti di Francesco De Mura, da egli stesso lasciati in eredità al Monte nel 1783, un più cospicuo gruppo di tele donate da Maria Sofia Capece Galeota nel 1938 e i dipinti di artisti vari commissionati direttamente per la Chiesa di Nostra Signora della Misericordia o diversamente pervenuti al Pio Monte nel corso dei secoli.
Lo Statuto
All'inizio del 1601 sette nobili napoletani (Cesare Sersale, Ascanio Carata, Carlo Caracciolo Marchese di Vico, Cesare Piscicelli, Gian Simone Moccia e Giambattista Severino) decisero di dedicarsi all'esercizio delle opere di misericordia, costituendo il Pio Monte della Misericordia. Dopo quattro secoli, l’istituzione è più viva che mai, e continua la sua preziosa attività in favore dei bisognosi. Lo statuto del Pio Monte fu approvato il 16 agosto 1603 e ricevette il Regio Assenso di Filippo III. È conservato nell’Archivio del Monte [Cat. Rubr. A, Vol. I], ed è stato trascritto nel 1997 dalla studiosa Loredana Gazzarra.
“Propria e natural cosa dell'huomo è la Misericordia, e la Carità verso il suo prox.[sim]o, e fratello ma propryss.[ima] e di noi altri i quali per gratia d'Iddio semo e professamo d'esser christiani, per ciò che Christo S.N. nacque, visse, e finalm.[en]te morì non per altro che per zelo d'Amore, e charità verso noi altri, e, tutte le sue actioni, et operat.[io]ni altro non sono, che un vero, e vivo specchio de Pietà, e Misericordia: Per la qual cosa essendo ogni sua actione fatta per nostra instruct[ion]e ha voluto in questo modo ammaestrarci, che si vo-gliamo seguire i suoi Sancii vestigi, et meritare questo nome de Christiano, dobbiamo con'ogni nostro studio, et diligenza essercitarci di continuo in questa sancta catione de Mi-sericordia, et di Charità verso il nostro prossimo. Onde per haver Noi più facile occasione, et incitam.[en]to d'essercitarci continuam. [en]te in così santa, e lodevole opera della Mi-sericordia ne ha parso institiiire un Monte chiamato della Misericordia, temporali, dichia-rando come non semo Noi per fare cosa in tutto nuova istituendo questo Monte, per cia che s'attenderà principalm.[en]te all'aiuto, e sovvenzione di tanti luochi, et essercitij pij, ch'in questa nostra Religiosiss.[i]ma Città di Nap.[ol]i se trovano per l'adietro fatti et ordinati per Infermi, Peregrini, Carcerati, et altri bisognosi intorno le sett'opre della Misericordia. (...) Volendo Noi dunque disponere questo nuovo Monte nella miglior forma, che si può d'un ben ordinato edificio, ci ha parso dover fundare le sue colonne sopra fermi basi di con veniente regola como quelle, nelle quali consiste il vero stabilimento d'ogni buon governo; Et perché l'observanza delle regole tutta dipende dal regimento de Capi overo Governatori bisognarà principalm.[en]te haver mira che l'elect.[ion]e d'essi si faccia con circumspet.[tion]e, et avertim.[en]ti tali, che ella debba riuscire conforme a quello, che il ne-gotio ricerca, et però s'è concluso, et ordinato, che per governo del nostro Monte si deb-biano da hoggi avante eligere sette Gentll'huomini del numero delli descritti, et annotati nel libro della nostra Giunta d'età non meno d'anni venticinque, et si chiameranno Deputati del Governo ad ogni uno dei quali sia commessa una delle sette ope re della Misericordia in modo però che tutti sette insieme facciano una rota alla q.[ua]le specti di concludere et ordi nare, tutto quello, che sarà neces[sari]o per servitio del Monte, et essercitio del'opere sue, ma che l'essecutione delle determinationi, che si faranno dalla rota resti a carrico di quel solo Deputato a chi sarra com[m]essa quell'opera par.[ticola]re dechiarando ch'egli debbia esseguire quel tanto che dalla rota sarà determinato, et non altro. Et perché nell'essercittio di dette opere bisognerà ch'i Deputati necessariam.[en]te s'avvagliano dell'aiuto degli stessi Gentil'huomini del Monte, si perché le cose saranno meglio eseguite, com'ancora perché se l'acquisti mag.[gi]or merito, ci ha parso cosa conveniente doverli avvertire che per l'exsecut.[ion]e di quanto da Deputati sarà loro imposto per servitio di dett'opere debbiano portarli ogni rispecto, et obedienza et riconoscerli como superiori, che perciò se li concede ampia, et omnimoda autorità di poter ordinare eseguire, et fare eseguire tutto quello che ad essi parerà necess.[ari]o cossì in materia del Governo, e servitio di dette opere, come nel manegio della pecunia, et d'ogn altro negotio che potesse occorrere in quel modo a punta che potria fare la giunta insieme fuor che in alcuni casi, che si andaranno dechiarando nel discorso delli seguenti Capituli. Ma perché li pesi et honori va-dino ripartiti in modo fra detti Gentil'huomini ch'ognuno d'essi venghi a participarne, Vole-mo che il Governo di detti Deputati et di ciasc.[uno] di loro non debbia durare più che per spatio di tré anni e mezzo in modo però che in fine d'ogni semestre si abbia a far muta-tione d'un di essi ciò è del più ansiano et nel med.(esim)o tempo eligger un altro nella ma-niera ch'appresso se dirà.(...)
L'opere della Misericordia si ben comunemente si numerano per sette non di meno perché nella prattica, et nell'exsercitio d'esse, si vede, cale. [un] e d'esse, si rinchiudono in una sola vengono in effetti a restar non più che sei et però havemo voluto per evitar le confu-sioni distinguerle una per una, et situarle in modo eh'ad ognuna d'esse venghi assignato il suo particular dep.[uta]to, et a ciasc.[un]o D putato assignata l'opera sua par.[ticola]re. il Visitare gli Inferni, Volemo che stia sempre a carneo del Nuovo Deputato, cioè ulti-mam.[en]te eletto, et si chiamerà il Deputato dell'infermi, et a lui toccharà de repartire gli offici toccanti a questo ministiero nella giornata deputata, et in caso d'impedim.[en]to potrà supplire per lui uno dei sei compagni il più antiano, che in delta giornata si trovarà presen-te. Il seppellire li Morti sarà peso del penultimo Deputato nel sesto loco eletto et si chiama-va il Deputato deMorti. La liberatione di carcerati sarà peso del Deputato nel quinto loco eletto et si chiamarà il Deputato di Carcerati. La Redentione de Cattivi sarà del Deputato quarto loco, e si chiamerà il Deputato delli Cattivi. Il sovvenire i poveri Vergognosi, sotto la qual opera si richiude il mangiar, il bere, ed il vestito, che si darà agli affamati, sitibondi, et ignudi starà a carneo del Deputato terzo loco eletto et si chiamerà il Deputato de Poveri Vergognosi, il quale haverà par.[ticola]re pens.[ie]ro d'ordinare le cerche; che si haveranno da far per detti poveri ripartendo fra Gentilhuomini l'officij ordinarij per tal effetto; E quando li parerà tempo di doversi fare qualche dispensai.[ion]e a poveri ne dovrà trattare con gl'al-tri soi compagni acciò che uni tam.[en]te si possa determinare il qua.[n]do et quanto se haverà da dispensare, et anco unitam.[ent]e farsi l'electione delli Dispensatori nella quale conviene che si habbia molta considerat.[ion]e; et poi susseguirà quel che da detti Deputati o dalla mag.[gio]r parte d'essi sarà determinato. Il recettare li Pellegrini sarà peso del Deputato secondo loco eletto, et si chiamerà il Deputato de Pellegrini. Resta solo il mane-gio delle facultà del Monte ch'è il nervo, et sustantia de tutte l'altre opere, et questo sarà carneo sempre del Deputato primo loco eletto, e si chiamerà il Deputato del Patrimonio, il quale bavera pensiero di tutta l'essigenza, farà che il Rationale facci libri necessarij d'in-troito, et essito, dovrà firmare le polise de pagamenti, che bisognaranno farse per tutte l'occasioni, et occurrenze delMonte, et delle sue opere conforme a quello che dalla Giunta o dalla Rota sarà ordinato, dovrà pigliar conti da suoi compagni del dinaro, che per sue cedole havrando da lui ricevuto per bisogno dell'opere, che stanno a carneo loro, et in somma sarà Cascia, Procuratore, e legitimo Administratore per un semestre di tutto l'haver del Monte con l'obligo de haver a render conto chiaro, et lucido nella fine del suo governo in potere de chi la Giunta deputerà per revision de conti. Et accio che la varietà faccia manco rincrescevole la fatica, et anco per che tutti i sette Deputa ti vengano come si, è accennato di sopra ad haver parte nel governo di tutte dette opere, Vogliamo, che quando il Deputato del Patrimonio nella fine del suo semestre uscirà dal suo governo debia imme-diate subentrare nel luogo suo il Deputato di Pellegrini, il quale venghi ad haver pensiero delle facultà del Monte a punta como haveva il suo predecessore, et nel med. [esim]o tempo il Deputato di Poveri Vergognosi venerà ad havere il peso di Pellegrini, et cosi di mano, in mano ciasc.[un]o degl'altri Deputati mutando loco, et opra subentrata nel luogo, et opra del suo predecess.[o]re, con che ogni Deputato non solo venerà di tempo in tempo ad haver parte in ciasc.[un]a di dette opre, ma quel'eh'importa veneria anco necessa-riam.[en]te a finire in fine d'ogni semestre il suo governo, e potrà facilm.[ent]e dar’ i, soi conti, cosa molto necessaria, per agiustam.[en]to et listerà del negotio. E però havemo stabilito per stabilim.[en]to fermo, et inviolabile, che infine d'ogni semestre ciasc.[un]o di detti Deputati fra ter mine d'otto giorni debbia presentar libro par. [ticola]re, et distincto de tutto l'introito et l'essito della sua admini strat.[ion]e in potere di due Gentiluomini revisori di conti eligendi dalla giunta nell'istesso tempo, e modo, che si è detto di sopra nell'electione del Deputato, purché detti Revisori non siano stati Compagni nel governo, ne paren ti in p. ° o 2. ° grado, ne compari al Deputato che ha da dar i suoi conti, e facendosi altram.[en]te la revisione si in tenda nulla, et conscguentemente si debbia di nuovo legitimam.[en]te fa-re, et ritrovandosi finalm. [en]te il Deputato deb.[ito]re in qualche summa; quella debba fra termine d'otto giorni pregare, facendoseli istanza dal Revisore de conti, al quale tocca di sollecitarlo, et astrengerlo. (...)Dechiaramo ancora che i Deputati finito che haveranno il tempo del loro governo, non possano essere ne confirmati,ne de nuovo eletti per deputati non passato altre tanto di tempo quanta serano stati nel Governo. (...)Ma perché comune nostro desiderio è de stabilire, et perpetuare questo nostro Monte; quanto più da Noi si può, et per tal perpetuat.[ion]e essendo necessario non solo instituire il modo, et regola per ben exercitar l'opere, et con servare la f acuità como ci siamo ingegnati mostrare nelli precedenti capitoli, ma di procurare ancora con ogni previdenza possibile, che, i suggetti, et Ministri del Nostro Monte tanto necessarij per la sua perpetuac[tion]e non si venghano col tempo ad ectinguere, ma più presto ad augmentare di numero, e dì qualità di persone che con mag.[io]r valore, et bontà possano ingrandirlo, et magnificarlo, ad honore de Dio, et beneficio del prossimo è, però ha parso necessaria ordinare, che oltre il numero de Gentil'huomini, che si trovano hoggi descripti; resti per sempre anco la porta aperta per quelli che volesse di nuovo entrarvi con condic[tion]e però, che il Gentil'huomo che vorrà essere ammesso nella nostra Giunta debbia farlo int.[ende]re alli Deputati, e, concupendo la mag.[gio]r parte d'essi debbiano all'hora proponerlo alia Giunta nella Giornata, che si congregarà per fare l'elec.[tion]e del nuovo Deputato et ballottandolo con Ballotte secrete ogni volta che haverà la mag.[gio]r parte di dette Balotte debbia esser ammesso, e de-scritto nel num.[er]o degl'altri Gentil'huomini del Monte donando in subsidio di detto Monte quel tanto che Iddio l'inspirarà, Avertendo, che detto numero di Gentilhuomini non possa esser meno di ottanta, e sempre che di detto numero ne venisse col tempo a mancare alc.[un]o, si debbia in luogo suo eligere un altro del modo che si e detto di sopra, e quando i Deputati disviassero di proponerlo alla Giunta, Vogliamo, che sempre che detti Deputati saranno richiesti da Gentiluomini del Monte a doverlo proponere in supplemento del Nu-mero, che manca, et non lo proponendo possano in tal caso tredeci Gentil'huomini di con-forme parere proponesse essi alla detta Giunta, dalla quale possa farsi detta electione nel modo, e tempo detto di sopra, che detta Giunta suole far l'altre sue valide e, legitime con-clusioni. Et perché Nostro S.re Iddio se compiace esser servito con diligenza, et con pura, et semplice, intentione, Però Ricordamo a detti Gentil'huomini, che tanto nel pensiero del Governo, como nelle fatighe di dette opere della Misericordia, et, in ogni loro actione si forzino driczare ogni cosa alpuro, et, semplice servitio di Sua Divina M.[aes]tà, e dalui solo aspettarne riconoscim. [en]to di Premio. (...)Vogliamo finalm.[en]te, che questo n.[ost]ro Monte non sia suggetto all'ordinario, ma che l'opere d'esso Monte siano libere et essente dalla giurisd.[ition]e di d.letto] ord.[ina]rio, et co questa condict.[ion]e intendiamo che sia eretto, et li diamo li Nostri beni, et non Altrom.{en]te, n'in altro, modo, sono eletti governa-tori videlicet. Per lo Patrimonio, D. Alfonso Gaetano, Per li Pellegrini Duca di Bovino Gran Siniscalco, Per le Vergognose Ascanio Carrafa, Per li Cattivi Giò. Antonio Spinello, Per li Carcerati Gio. Simone Moccio, Per li Morti Carlo Caraccio de Vico,Per l'Infermi Federico Tomacello Marchese de Chiusano”.